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Gregorio De Leo: Quasi un’Impresa all’Austrian Alpine Open, Vince Kota Kaneko

Tra boschi fitti e montagne lucide di pioggia, il weekend di Kitzbühel ha acceso il golf europeo: un italiano in rincorsa, un giapponese implacabile, la sensazione chiara di assistere a qualcosa che resta.

Il vento di Kitzbühel cambia spesso direzione. Eppure, quando Gregorio De Leo si è presentato sul tee della domenica, l’aria sapeva di occasione. Passo corto, sguardo fisso, routine essenziale. Ha tenuto il ritmo senza strafare. Ha scelto la pazienza. E quando si gioca così, i colpi pesano il doppio.

Nel suo quarto posto finale c’è un cammino che parla chiaro: 68, 66, 66 e un 65 che ha chiuso i conti con stile. È la quarta top ten dell’anno, la seconda di fila, e non nasce dal caso. È il segno di un giocatore che ha messo insieme week dopo week una forma solida, senza picchi isterici. Al Golfclub Kitzbühel-Schwarzsee-Reith non era semplice attaccare: margine ridotto sugli errori, green che non perdonano ritardi di lettura. De Leo ha accettato la sfida e l’ha convertita in costanza.

Il torneo a Kitzbühel: ritmo e numeri

L’Austrian Alpine Open del DP World Tour ha chiesto coraggio proprio nel momento in cui le braccia tremano. Lì si è visto anche il carattere di chi ha poi firmato la domenica. Ma prima c’è stato un sabato che ha cambiato la trama: nel terzo giro, un 65 ha rimescolato la classifica, spingendo un 23enne giapponese a risalire ventiquattro posizioni tutte insieme. È in quei pomeriggi che un torneo prende forma.

Ed è stato nell’ultimo round che i conti sono tornati: gestione pulita, ritmo controllato, errori ridotti al minimo. Con un totale di 262 colpi (-18), Kota Kaneko ha alzato il suo primo trofeo sul massimo circuito europeo. Dietro, a due colpi, hanno chiuso Ricardo Gouveia e lo statunitense Davis Bryant, rimasti in scia fino all’ultima bandiera, senza però trovare lo strappo decisivo. Il dato economico segue quello tecnico: per Kaneko un assegno da 467.500 dollari, proporzionato alla freddezza mostrata quando il fairway si faceva stretto.

Gli azzurri e la scia di fiducia

Intanto De Leo ha messo il suo -15 in cassaforte a 265 colpi, dividendo la quarta piazza con due firme pesanti come Bernd Wiesberger e Rafa Cabrera Bello. È una compagnia che racconta più di qualsiasi slogan: sei lì perché ci stai, perché il livello è quello. E per chi guarda dall’Italia è un buon messaggio, quasi una carezza. La domenica di Gregorio ha avuto tempo diversi: prudenza all’inizio, un paio di accelerazioni al centro giro, chiusura lucida quando il tabellone si muoveva. Nulla di casuale.

Nel gruppo tricolore si è fatto notare anche Filippo Celli, 17° a -11, segno di condizione crescente. Francesco Laporta ha chiuso 40°, Renato Paratore 47°, Edoardo Molinari 63°. Taglio mancato per Stefano Mazzoli, Matteo Manassero (fuori per un solo colpo) e Guido Migliozzi. Sono dettagli che contano: non per pesare il valore di ciascuno, ma per fotografare un movimento che, nelle settimane giuste, sa rimettersi in riga.

Cosa resta addosso, finito il rumore? L’immagine di Kota Kaneko che non sbanda quando la pressione sale. E quella di Gregorio De Leo che allunga il passo senza perdere misura. Due modi diversi di tenere il tempo, nello stesso palco. La stagione è lunga, l’estate è appena iniziata. La prossima volta, davanti a un par-4 che stringe e un ferro medio in mano, cosa sceglieresti tu: la linea prudente o il fade che chiede un respiro in più?

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