Il colpo che senti nelle mani quando il green è vicino vale più di un drive perfetto. È lì, a pochi metri dalla buca, che il tempo rallenta e ogni tocco racconta il tuo golf.
Il gioco corto non è solo “recupero”: è punteggio puro. In un giro di 18 buche, oltre metà dei colpi nasce entro 100 metri. E la differenza si vede. Tra i professionisti, lo “scrambling” da fuori green viaggia attorno al 60%. Tra gli amatori, spesso non supera il 30%. Quei recuperi mancati sono tre, quattro colpi a carta. E fanno male, soprattutto quando avevi tirato un gran ferro.

Il chip è il colpo basso che vola poco e rotola molto. Lo usi quando hai spazio tra palla e buca e il lie è onesto. Set-up: stance stretto, peso 60–70% sulla gamba avanti, posizione della palla leggermente arretrata, mani appena avanti. Pensa a un putt con loft: corpo stabile, braccia che lavorano insieme, polsi calmi. Niente “mano destra eroica”.
Per il controllo della distanza, ragiona in ampiezza e ritmo, non in forza. Scegli il bastone in base al rotolo: un pitching o gap wedge per far correre, un 9 se il green è lento. Il 56° serve solo se devi superare un bordo o fermare un po’ prima. Più loft = meno rotolo, più rischio. Regola pratica: vola sul primo terzo, rotola sugli altri due. Visualizza il punto di atterraggio e gioca su quello.
Il pitch sale di più, atterra e si ferma. Serve quando devi scavalcare fringe, bunker o quando il green è veloce. Set-up: stance medio, peso 55–45, palla al centro o appena avanti, faccia del bastone neutra o leggermente aperta. Lascia un minimo di hinge ai polsi e ruota il corpo fino alla fine. Il terreno fa il resto: niente “scavare”.
Per il controllo della distanza costruisci il tuo “orologio”: stesso ritmo, tre ampiezze di swing, tre loft (ad esempio 50°, 56°, 60°). Misura e scrivi le tue metrature in pratica. I giocatori del Tour tengono una scheda personale; copiala. E ricorda il vento: controvento la palla sale e si ferma di più, col vento a favore servirà un atterraggio più vicino.
Errori comuni che costano colpi
Alla fine, il gioco corto è un dialogo onesto con il terreno. Ti fidi del colpo semplice, accetti il rimbalzo, lasci parlare le mani. Domani, al primo bordo del green, che storia vuoi raccontare con il tuo tocco?
– Decelerare. La testa resta ferma, ma il corpo continua. Fai un follow-through più lungo del backswing.
– Usare sempre il 60°. Il lob è uno strumento, non una religione. La vera scelta del wedge è dettata dal rotolo che vuoi.
– Palla nel posto sbagliato. Con lie stretto, palla troppo avanti = grasso. Su erba alta, troppo indietro = palla “schiacciata” e senza spin.
– Mani iperattive. Se la faccia cambia tanto durante l’impatto, cambierà anche la distanza.
Allenamento attorno al green, semplice e utile
– Tappetino-asciugamano: posa un telo 1×1 m come zona di atterraggio. 10 chip e 10 pitch. Obiettivo: 7 su 10 dentro.
– Par-18: nove posizioni diverse attorno al green, un colpo per arrivare in green e un putt per chiudere. Par 18. Sotto 22 è già buono; sotto 20 cambi giro.
– Clock drill: tre wedge, tre ampiezze. Segna le metrature reali. Aggiorna la scheda ogni mese.
– Random practice: mai due colpi uguali di fila. Cambia lie, distanza, traiettoria. È così che alleni decisione e occhio.
– Statistiche: annota up-and-down e sand save. Quello che misuri, migliori.