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Matteo Manassero e il Golf in Campo per la Ricerca sulla Sindrome di Dravet: Il Successo della 15° Edizione di ‘In Buca per un Sorriso’

Un campo che profuma di erba tagliata, una pallina che scivola sul green e un mormorio di voci che non parlano solo di swing: a Soiano del Lago il golf ha messo la sua eleganza al servizio di una causa urgente, con un’energia che rimane addosso anche dopo l’ultimo putt.

Matteo Manassero e il Golf in Campo per la Ricerca sulla Sindrome di Dravet: Il Successo della 15° Edizione di “In Buca per un Sorriso”

C’è un’immagine che resta: Matteo Manassero che saluta i partecipanti al Garda Golf Country Club. Martedì 9 giugno, a Soiano del Lago, la Pro-Am “In Buca per un Sorriso” è tornata per la sua quindicesima edizione. È più di un torneo. È una giornata che fa incontrare famiglie, aziende e professionisti con un obiettivo chiaro: sostenere la ricerca scientifica sulla sindrome di Dravet insieme alla Fondazione Dravet ETS (già Dravet Italia Onlus).

L’evento ha una regia esperta. Isabella Brambilla ed Elisa Giarola coordinarono tempi e dettagli con la precisione di un caddie nei momenti decisivi. I volontari della Fondazione hanno curato l’hospitality e l’accoglienza dall’alba al tramonto, rendendo ogni passaggio semplice e umano. Il risultato si è visto nei sorrisi sul putting green e nei piccoli gesti che fanno la differenza: un braccialetto al polso, una pacca sulla spalla, una foto scattata al volo con chi cerca, semplicemente, di sentirsi parte.

La Pro-Am funziona così: dilettanti e professionisti in squadra, competizione leggera e spirito di solidarietà. Qui la classifica conta, ma conta meno del perché. Manassero, ambasciatore della Fondazione, lo ha detto con naturalezza: essere presenti ogni anno è diventato un appuntamento imprescindibile. Non sono stati diffusi dati ufficiali sulla raccolta fondi di questa edizione; resta però il segnale che conta davvero: continuità, partecipazione, impegno concreto.

Cos’è la sindrome di Dravet, in breve

La sindrome di Dravet è una forma rara e grave di epilessia a esordio infantile. Le stime internazionali parlano di circa 1 caso ogni 15–40 mila nati. Provoca crisi prolungate e spesso resistenti ai farmaci, con possibili ricadute sullo sviluppo e sulla qualità di vita. Non esiste al momento una cura risolutiva. Le famiglie si affidano a terapie combinate, équipe multidisciplinari e reti cliniche dedicate. Qui entra in gioco la Fondazione Dravet ETS, che supporta progetti di ricerca, studi clinici e iniziative di formazione, creando collegamenti tra ospedali, specialisti e caregiver. Ogni euro raccolto serve a spingere avanti protocolli, tecnologie di monitoraggio e nuove strade terapeutiche. Non è retorica: è logistica della speranza.

Intorno ai fairway del Garda, la giornata ha messo insieme stili e accenti, dal manager al giovane che ha scoperto il golf da poco. Qualcuno raccontava di come una crisi abbia cambiato il ritmo di una famiglia. Qualcun altro spiegava perché un torneo benefico sia il modo migliore per avvicinarsi allo sport senza filtri: si gioca, si impara, si dona. Il golf, con i suoi tempi lunghi e il silenzio misurato, sa ascoltare.

Quando lo sport diventa infrastruttura sociale

È qui il cuore di “In Buca per un Sorriso”. Lo sport come infrastruttura sociale, capace di generare valore condiviso. Un circolo apre i cancelli, un campione presta il volto, una Fondazione traccia la rotta. E una comunità si riconosce. È successo quest’anno come nelle precedenti edizioni, segno che l’appuntamento è cresciuto senza perdere il suo senso originario.

Nel tardo pomeriggio, con la luce che appiattisce le ombre sul green, si capisce perché vale la pena esserci. Non solo per celebrare una quindicesima edizione ben riuscita, ma per spingere un centimetro più in là la frontiera della ricerca. A volte basta un colpo giocato con calma. O la domanda giusta: quante altre discipline possono diventare, così naturalmente, un ponte tra talento e cura?

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