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Tom Kim trionfa allo Scottish Open 2026 e si candida come favorito per l’Open Championship

Il vento di Scozia ha soffiato dalla parte giusta: una domenica lucida, un passo che non ha tremato, e il sorriso largo di Tom Kim mentre il leaderboard scendeva insieme alle nuvole.

C’è un suono particolare quando la pallina trova il centro della faccia in un campo scozzese. È secco, pulito. Dice più delle parole. E ieri quel suono ha accompagnato spesso il giro di Tom Kim, che ha trasformato uno scenario affollato in una strada in discesa. La folla guardava, il vento provava a farsi sentire, ma il sudcoreano rispondeva con ritmo e semplicità. Nessuna posa, zero fronzoli. Solo golf.

La prima metà del giro ha tenuto tutti in sospeso. Il campo non regalava nulla e i contender restavano lì, a un respiro. Il colpo centrale sarebbe arrivato più tardi, quando servono sangue freddo e memoria corta. In Scozia si vince così: si sceglie un lato del fairway e si accetta il resto.

La volata finale e i numeri che contano

La spallata è arrivata nelle seconde nove. Tom Kim ha acceso l’ultimo giro in -6 e ha chiuso lo Scottish Open 2026 a -17, lasciando dietro la scia. È il suo primo titolo sul DP World Tour, incastrato nel suo momento migliore dopo il terzo posto allo U.S. Open. Dati concreti, ritmo alto, gestione impeccabile delle traiettorie basse. Sono le piccole cose a fare la differenza quando il rough ti guarda storto.

Alle sue spalle, Min Woo Lee a -15. Terzo gradino condiviso a -13 da Matt Fitzpatrick, Robert MacIntyre, Johnny Keefer e Keita Nakajima. Rory McIlroy ha spinto forte con un -6 di giornata, ma si è fermato al settimo posto a -12 insieme a Michael Thorbjornsen. In top 10 anche Si Woo Kim e Victor Perez a -11. È una classifica che racconta equilibrio e, allo stesso tempo, la qualità di un finale senza sbavature.

Capitolo azzurri. Francesco Molinari ha portato a casa un solido -8 e una 17ª posizione condivisa con Tyrrell Hatton, Alejandro Del Rey e Joost Luiten. Basta guardarlo camminare tra l’erba alta per capire che il passo c’è ancora. Domenica complicata, invece, per Guido Migliozzi: +5 nel round finale e 52° posto in par complessivo. Sono quelle giornate in cui il ferro non parla la tua lingua. Capita. Si rimette in borsa e si riparte.

L’orizzonte del The Open: cosa cambia

Qui entra in scena il futuro immediato. Vincere in Scozia, su erba che punisce gli indecisi, pesa più di una semplice coppa. La forma di Tom Kim, il controllo nelle raffiche, la pazienza sul green, tutto spinge nella stessa direzione: candidatura forte al The Open. Favorito? I numeri dicono che sì, può esserlo. I Major però non hanno memoria lunga. Chiedono un’altra prova, un altro passo, un altro swing che taglia l’aria e non il dubbio.

La chiave starà nel mantenere la stessa semplicità. Tee basso quando serve, ferro corto senza paura, approcci che mordono e rotolano. Niente forzature. Il campo del Open Championship cambia spesso umore in un’ora. E a volte decide lui, non tu.

Ieri, in Scozia, abbiamo visto un giocatore che ha scelto il proprio ritmo e lo ha imposto. È un segno che il pubblico riconosce al volo. Ora la domanda è una sola: quando il vento tornerà a girare all’improvviso, Tom Kim continuerà a sorridere come ieri, o il links gli chiederà un altro colpo che non ha ancora mostrato?

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