Una settimana d’Inghilterra, luce lunga e green tagliati corti: al Centurion Club l’erba profuma di chance. Cinque azzurre mettono i tee in terra e guardano avanti, tra vento capriccioso e sogni lucidi. Il PIF London Championship è qui: campo pieno, aspettative alte, tempo di misurarsi.
Il Ladies European Tour torna al centro della scena con il PIF London Championship (6-9 agosto) al Centurion Club di St. Albans. È il terzo appuntamento delle PIF Global Series 2026. In campo 120 atlete, nove tra le prime dieci dell’ordine di merito e nove vincitrici stagionali. Il cartellone è quello delle grandi occasioni. Il montepremi tocca i 2 milioni di dollari, con 300.000 dollari alla prima. Numeri che pesano, soprattutto a metà estate, quando le gerarchie cercano conferme.
La favorita è l’inglese Charley Hull, numero 6 al mondo e già regina al PIF Saudi Ladies International. È a casa sua, conosce il vento di Hertfordshire e sa come attaccare quando il ferro “suona” bene. A insidiarla c’è Agathe Laisne, due trofei nel 2026 e quel passo leggero che nasconde cattiveria sportiva. Occhio anche a Kelsey Bennett, Anna Huang, Noora Komulainen ed Esme Hamilton: hanno vinto quest’anno e arrivano con fiducia.
Nel gruppo di chi può spostare il torneo ci sono nomi che parlano da soli: Casandra Alexander, leader della Race, Alexandra Försterling, Pia Babnik, Diksha Dagar, Shannon Tan. E poi il fascino dei major con Georgia Hall e Patty Tavatanakit. Manca la campionessa in carica, Laura Fuenfstueck, assente per maternità: un’assenza che si sente, ma che apre una finestra in più per chi cerca lo scatto.
Il Centurion è un percorso che invita, ma non perdona. Fairway ondulati, rough che stringe dove conta, green rapidi. Le condizioni meteo possono cambiare in fretta. Non servono colpi speciali inventati lì per lì, servono decisioni chiare. Se il pomeriggio si alza il vento, il back nine diventa un piccolo esame di coscienza. Dati ufficiali su set-up e yardaggi non sono stati comunicati nel dettaglio al momento della stesura; la gestione del gioco corto sarà comunque decisiva.
Le italiane arrivano con storie diverse, ma con lo stesso orizzonte. Anna Zanusso è dodicesima nella Race to Costa del Sol. Ha iniziato l’anno con un terzo posto e due quarti, poi tre tagli mancati di fila. È una traiettoria che chiede una sterzata: Londra è un buon posto per riprendere ritmo.
Roberta Liti è l’immagine della continuità: dodici piazzamenti a premio in tredici tornei, due sesti posti tra Australia e Repubblica Ceca. È solida dal tee, paziente quando il putt non entra subito. Questo genere di torneo la premia: chi resta in partita fino a sabato, spesso domenica trova spazio.
Alessandra Fanali ha messo il naso davanti all’Investec SA Women’s Open con un settimo posto. Ha colpi pieni e buona lettura dei green. Se parte pulita, può infilare una serie bassa. Alessia Nobilio e Virginia Elena Carta cercano più continuità. Hanno talento e sensibilità sul legno 3, utilissima qui quando il driver va messo via. La chiave? Togliersi pressione nelle prime nove, poi lasciar parlare il gioco.
C’è anche l’energia del pubblico. St Albans ha un respiro antico, ma il golf qui è moderno, diretto. Lo senti quando una palla atterra a bandiera e il mormorio diventa applauso. È quel momento, minuscolo, che può cambiare una settimana intera.
La domanda, adesso, è semplice: chi userà meglio la luce lunga di Londra? Forse basterà un ferro medio al tramonto, un putt dritto come una promessa. E le azzurre, in scia, pronte a trasformare un attimo in occasione.
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