Sulla costa andalusa, tra vento salmastro e silenzi interrotti solo dai ferri, un romano ha trasformato una giornata storta in una di quelle storie che ti restano addosso: ritmo lento, nervi saldi, un ultimo respiro alla 18.
L’aria di Roquetas de Mar ha un modo tutto suo di entrare nel gioco. Il Club de Golf Playa Serena distende fairway piatti e lunghi, ma il vento sposta le idee prima ancora delle palline. In questo scenario, Enrico Di Nitto ha costruito un pomeriggio da ricordare. Nessun fuoco d’artificio, solo attenzione, misura, tempi giusti.
Parliamo di un torneo dell’Alps Tour in Andalusia, ad Almeria, dove il margine tra il controllo e l’errore è sottilissimo. Il tabellone ti guarda fisso e non perdona. Di Nitto, romano di sostanza, ha messo in campo pazienza e un’idea semplice: un colpo alla volta. I numeri? Arrivano dopo. Prima, la trama.
Il giro finale si è aperto in salita. Tre bogey nelle prime cinque buche. Chi gioca lo sa: a quel punto o resisti, o ti sciogli. Di Nitto ha scelto la prima via. Ha ripreso fiato con tre birdie, tenendo la palla bassa quando serviva e alzandola quando il vento concedeva un varco. Buon segnale, ma non ancora il momento delle celebrazioni.
All’ultima, la 18, un birdie di quelli che non risolvono tutto ma aprono una porta. Dall’altra parte della soglia c’era Mason Essam, inglese solido, leader dopo due round, il tipo che se gli lasci uno spiraglio te lo richiude subito. Qui è cominciata un’altra partita.
Lo spareggio e il colpo in più che cambia una stagione
Servono i playoff quando la giornata non basta. E allo spareggio ne sono servite tre di buche, tre micro-storie dentro la storia. Pressione condivisa, dettagli decisivi: una scelta di bastone, una linea di putt, un respiro più lungo degli altri. Alla terza, il varco giusto. Di Nitto ha messo il colpo che pesa, quello che separa il “quasi” dalla vittoria. Totale in tasca: 209 colpi, -1 complessivo. Non è solo un numero: è la traccia nitida di una gara giocata contro il campo, il vento e i pensieri.
L’effetto sull’ordine di merito e la scia azzurra
Questa affermazione lo porta al quinto posto nell’ordine di merito. È una posizione-chiave, che tiene aperta la porta verso l’HotelPlanner Tour secondo la cornice fissata dal circuito. Qui i centimetri valgono mesi di lavoro: chi chiude bene la stagione cambia calendario, avversari, orizzonte. L’Alps Tour è questo: un ponte credibile, un esame sul campo dove contano solidità e continuità.
Il trionfo ha anche un colore di squadra. Marco Florioli e Manfredi Manica hanno chiuso quinti a +1, sostanza e regolarità; Ludovico Addabbo ottavo a +3, segnale di profondità del gruppo. Sono piazzamenti che dicono una cosa semplice: l’Italia c’è, e non solo quando si alza il trofeo.
Il Club de Golf Playa Serena non ha concesso sconti: green veloci, brezze laterali, errori che presentano subito il conto. In giornate così, le vittorie non arrivano per caso. Arrivano quando accetti la parte noiosa del gioco, quella che non vedi nei reel: la scelta prudente, l’uscita dal bunker pulita, il due putt onesto. Poi capita che alla 18 tu abbia un’occasione. La riconosci, la prendi, e il resto lo segna il tabellone.
A pensarci, il golf parla spesso di noi. Quante volte partiamo male e ci rimettiamo in ritmo? Quante volte un birdie all’ultima ci ricorda che non è finita finché non è finita? Forse il punto è questo: restare nel colpo, finché l’orizzonte non decide di aprirsi. E tu, alla prossima uscita, quale colpo vuoi tenere fino alla fine?