Shiho Kuwaki conquista il suo primo Major all’AIG Women’s Open: vittoria al playoff contro Henseleit

Un vento freddo taglia il links, il pubblico trattiene il respiro e tutto si decide nella luce grigia del tardo pomeriggio: al Royal Lytham & St Annes, l’ultimo colpo conta più del primo. E una giovane giapponese trasforma l’attesa in storia.

Il fascino dell’AIG Women’s Open sta anche qui. Il Royal Lytham & St Annes non fa sconti. I bunker sono profondi, il rough è severo, il mare è vicino. Ogni swing pesa. Dopo 72 buche fitte di insidie, due nomi restano in cima con lo stesso punteggio: Shiho Kuwaki e Esther Henseleit, entrambe a -5. Non basta. Serve lo playoff.

Il campo non concede distrazioni. Il primo spareggio si chiude con due par puliti. Nessuno trema, almeno in apparenza. Alla seconda buca, però, l’equilibrio si spezza: Kuwaki resta fedele al suo piano, firma un altro par. Henseleit fa bogey. Il titolo va in Giappone. È un lampo di freddezza in un contesto che consuma energie emotive come pochi.

Il peso di un primo Major

Classe 2003, professionista dal 2021, Kuwaki porta a casa il suo primo Major. Non è un caso isolato. Nel 2024 aveva già messo in bacheca il Japan LPGA Tour Championship 2024. Il talento c’è, la crescita pure. Arriva da Okayama, gioca con ritmo regolare, evita gli eccessi. Nel giorno decisivo mantiene la linea. Questa vittoria racconta tanto del suo carattere: poche parole, scelte nette, gestione del rischio senza teatralità.

La tedesca Esther Henseleit esce dal Lytham con una ferita sottile. Ha fatto tutto per vincere. Le è mancato un putt corto di coraggio nel momento caldo. Ma un secondo posto al Women’s Open è un segnale forte. Vale fiducia, punti, prospettiva.

La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega. La statunitense Yalimi Noh guidava alla vigilia dell’ultimo giro. Chiude a +3. Finisce terza. È la durezza del links: quando cambia il vento, cambia la gara. Invece Nelly Korda fa il contrario. Gira in -3 la domenica e risale fino alla T4 a -2. Accanto a lei c’è la thailandese Jeeno Thitikul, brillante nel primo round e solida fino alla fine.

Classifica, dettagli e segnali dal field

La Top 10 si allarga con un sestetto a -1: Wei-Ling Hsu, Shannon Tan, Rio Takeda, Charley Hull, Lottie Woad e Haeran Ryu. È un mosaico globale. Le dilettanti si fanno notare: la spagnola Martin Sampedro finisce T29 a +4, prova matura. La coreana Yunseo Yang chiude T53 a +9, esperienza utile per tornare più pronta.

C’è anche una nota azzurra. Anna Zanusso non supera il taglio. Gira in 74 e 75 colpi. Totale +7. Qui pesa ogni errore. È una lezione dura, ma vera. I grandi tornei formano così.

A colpire, però, resta l’immagine finale. Kuwaki che cammina verso il green dello spareggio, spalle dritte, respiro corto, occhi bassi sul fairway. Non c’è retorica. C’è una giovane che sente il rumore del suo passo, più forte del vento. In fondo, il golf è questo: trovare il proprio tempo mentre tutto accelera. E noi, davanti allo schermo o dietro una corda, che tempo vogliamo dare al prossimo colpo?

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