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Markus Brier: Trionfo Storico all’Hickory Masters 2026 sul Lago di Como

Una mattina tersa, il blu del Lago di Como che sembra respirare insieme al fairway e quel fruscio secco del legno: l’eco di un golf antico, tornato vivo. Al Golf Club Villa d’Este, il 14 maggio 2026, una rimonta ha cambiato il passo del tempo.

Il percorso storico del Golf Club Villa d’Este ha accolto 37 giocatori da 16 nazioni. Hanno usato solo mazze originali, tutte precedenti al 1935. Niente telemetri, trolley o buggy. Solo Hickory Golf nella sua ossatura più vera. Il Circolo festeggia un secolo di vita e il contesto non poteva essere più simbolico: qui il legno di noce americano delle shaft racconta ancora la nascita del gioco moderno. È un dettaglio tecnico, ma anche un atto culturale.

In campo c’erano nomi noti del tour. Molti hanno giocato con set storici provenienti dal Museo dell’Hickory Golf Masters di Lugano. Le sacche sembravano piccole teche mobili. Ogni ferro portava segni d’uso. Ogni putt lasciava un’orma di memoria. Se cercate spettacolo, lo trovate nella precisione. Se cercate storia, lo trovate negli strumenti.

La prima giornata ha dato la misura del livello. Markus Brier ha aperto con un 68, miglior score del torneo. Ritmo pulito, errori quasi azzerati, gestione del vento sul lago. Da lì in avanti, equilibrio e nervi. Davanti a metà torneo c’era lo svizzero Paolo Quirici, campione del mondo hickory 2013, solido e ordinato. Sullo sfondo, il tedesco Thomas Gögele, concreto quanto basta per restare aggrappato al podio.

Una finale da romanzo

La scena madre arriva tardi, quando la luce si fa obliqua. Alla 16, Brier sbaglia il colpo corto. Silenzio sul green. Poi un chip-in pulito, dritto nel cuore della buca, che salva il par. È la scossa. Alla 17 piazza un birdie deciso, senza esitazioni. Alla 18 ne firma un altro, chiudendo con il passo del corridore che vede il traguardo. Con quel finale, l’austriaco supera Quirici e si prende il primo Major ufficiale dell’Hickory Masters 2026. Gögele chiude con lui sul secondo gradino, un arrivo nobile per un torneo in cui il dettaglio è tutto.

Numeri e fatti sostengono l’emozione. Campo centenario, partecipanti internazionali, attrezzatura storica verificabile. Il regolamento ha escluso aiuti moderni. Lo spirito era semplice: misurati con il legno, gioca la traiettoria, accetta l’errore. È anche questo che ha reso credibile ogni colpo. Non risultano al momento record ufficiali battuti sul percorso in modalità hickory, ma il valore sportivo della vittoria è chiaro e documentabile per contesto e field.

Perché l’hickory parla al golf di oggi

C’è un motivo se questa pagina resterà. Il pubblico non ha visto solo un torneo. Ha visto il gesto nudo, senza filtri: impugnatura stretta, faccia del ferro che “morde” la palla, traiettorie più basse, spin controllato con il tatto. Vincere così, oggi, richiede testa, tecnica e immaginazione. Il trofeo, il “Rake Niblick d’argento”, porta ora il nome di Markus Brier. È un oggetto bello, ma soprattutto una promessa: la tradizione può ancora guidare l’innovazione, non inseguirla.

Alla fine, resta un’immagine semplice: il legno che tocca l’erba, una palla che entra da lontano, un respiro trattenuto e poi il boato. Forse è questa la domanda che il Lago di Como ci lascia: quanto del futuro passa ancora da un colpo ben sentito, prima ancora che ben misurato?

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