Il mondo del calcio italiano deve fare i conti con la scomparsa del direttore generale: i tifosi sono in lacrime a causa della perdita.
Nel calcio si può vincere e si può perdere, scrivendo la storia di un club sul campo, attraverso scelte che possono cambiare totalmente le cose. Poi, però, la ruota smette di girare, azzerando anche rivalità, agonismo e progetti: restano solo i valori, quelli che valgono anche fuori dal terreno di gioco e che non possono essere cancellati.
Nella perdita, anche il gioco più bello del mondo passa in secondo piano, ed è quello che stanno vivendo nelle ultime ore alla Pergolettese, che ha dovuto salutare definitivamente un suo volto storico e inimitabile. Il mondo del calcio italiano è in lutto per la morte di Cesare Fogliazza, sconfitto da una brutta malattia contro cui combatteva ormai da diverso tempo.
Il suo nome era legato molto spesso anche a Piacenza, dato che lì sono le sue origini e anche perché più volte si è indicato il suo possibile ingresso nel club dell’Emilia-Romagna. Nel 2012, invece, aveva fatto una scelta diversa, entrando a far parte della Pergolettese. La morte prematura, a 70 anni, del direttore generale ha lasciato tutti di sasso e generato grande tristezza in entrambi i comuni.
A dare il triste annuncio è stato proprio il club della città di Crema attraverso i suoi canali social: “È con il cuore affranto e in lacrime, che dobbiamo comunicare la scomparsa del nostro direttore generale Cesare Fogliazza”. E ancora: “Tutti i dirigenti, tecnici, calciatori e tifosi sono vicino a Anna e alla famiglia in questo tristissimo momento”.
Neanche la sua città l’ha dimenticato e ha espresso poche, ma significative, parole di cordoglio per l’amatissimo direttore: “Il Piacenza Calcio esprime il proprio cordoglio per la scomparsa del patron della Pergolettese Cesare Fogliazza e si stringe attorno alla famiglia e alla società gialloblù“.
Non sarà facile ripartire senza uno dei volti storici del club, ma soprattutto un punto di riferimento inimitabile per la crescita della società, che sarà sempre considerato a tutti gli effetti un pilastro del calcio lombardo. Nella sua carriera può annoverare anche lo straordinario percorso con il Pizzighettone, paese di 6 mila e 3 abitanti che arrivò fino alla Serie C1 nel 2005. È stato anche un dirigente della Cremonese.
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