Appena diventato numero 3 del mondo ma con ambizioni che non si fermano certo qui, Jannik Sinner cela un segreto: la psicologa dice tutto.
Lo guardi e tutto penseresti tranne che di essere di fronte ad un campione. Ad un predestinato. Ad uno che durante i suoi incontri sfoggia una forza mentale degna di un robot. Freddo. Ghiaccio nelle vene. Con in testa un solo obiettivo: vincere.
Il fenomeno Jannik Sinner sta catalizzando l’attenzione di moltissimi tifosi italiani e degli appassionati di tennis presenti a tutte le latitudini. La sua repentina ascesa, per quanto comunque attesa come esplicitazione di un talento che nessuno negava anche prima dello scorso ottobre, lo ha portato a battere primati su primati, sia personali che assoluti, e ad issarlo al numero 3 del ranking mondiale.
La fantastica cavalcata che dal torneo di Pechino in poi lo ha portato a vincere 32 degli ultimi 34 incontri disputati, ad avere una striscia ancora aperta di 15 vittorie consecutive nel circuito e a diventare il primo giocatore nato negli anni 2000 ad incamerare 200 vittorie in match ATP, ha reso l’altoatesino degno dell’etichetta, a soli 22 anni, di miglior tennista italiano di tutti i tempi.
Del resto, parlano i numeri. Nessuno prima d’ora si era spinto fino al gradino più basso del podio nella classifica mondiale, e non finisce qui: all’orizzonte, scenario affatto peregrino, c’è già la possibilità di diventare numero 2.
Dicevamo della figura di Sinner, e del suo carattere timido e riservato. Poco incline ad esprimere all’esterno le sue emozioni e molto attento anche a non far entrare il grande pubblico nel privato della sua vita. La quasi allergia ai social ne è una dimostrazione lampante ed evidente.
Intervistata dalla testata Sportal.it con l’obiettivo di scavare meglio dentro un personaggio che sembra quasi fuori tempo – e forse è così amato anche per questo, sostengono in molti – la psicologa clinica e dello sport Luisa Cirimbilli ha fatto la sua analisi.
“Non conosco personalmente Sinner, però si percepisce chiaramente la sua capacità di tollerare la frustrazione e di sfruttare il momento giusto per riuscire a portare l’andamento del match a suo vantaggio“, ha esordito. “Nel tennis, essendo uno sport individuale, si può fare affidamento solo su sé stessi e sulla propria auto-efficacia“, ha concluso contribuendo a svelare altri particolari di una figura che, a livello umano, è per quasi tutti ancora da scoprire.
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