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Alcaraz distrutto, che batosta: la sentenza è netta

Alcaraz non sorride più: stavolta ne è uscito letteralmente a pezzi. Ecco cosa è accaduto al fenomeno di Murcia.

L’apparenza inganna. Non sempre, ma spesso. Sbaglia, pertanto, chi crede che Carlos Alcaraz si sia in qualche modo spento. Benché a volte sembri un automa, tanto è bravo, anche lui è un essere umano. E in quanto tale, come tutti noi, vive di alti e bassi. Questo è, molto semplicemente, un momento più “soft”, per così dire, della sua carriera.

Non significa che abbia dato tutto ciò che aveva e che abbia finito il carburante. Guai a pensarlo, anzi. Adesso che il suo rivale numero 1, Jannik Sinner, è salito sul tetto del mondo, avrà un motivo in più per fare ancora meglio di quanto non abbia fatto fino a questo momento.

È pur sempre un animale da Slam e su questo non ci piove. Inutile allarmarsi, perciò, se negli ultimi tornei è parso un po’ giù di corda. Tempo al tempo: il fenomeno di Murcia tornerà ad essere quello di sempre, soprattutto quando Juan Carlos Ferrero, fermo ai box per via di un intervento piuttosto complicato, tornerà a sedere sulla sua panchina e ad offrirgli il supporto di cui ha bisogno.

Sta di fatto che qualcuno non ha mandato giù la deludente performance del campione iberico agli Australian Open. Quel qualcuno è Andy Roddick, ex numero 1 americano, che nel suo podcast, insieme al giornalista John Wertheim, si è a lungo soffermato sul gioco del campione degli Us Open 2022 e di Wimbledon 2023. Lo ha promosso, ci mancherebbe pure, ma con qualche riserva.

Roddick stronca Alcaraz: “Nessun miglioramento”

Per cominciare, il 41enne di Omaha ha analizzato il match contro Zverev, quello che gli è valso l’eliminazione ai quarti di finale dello Slam di Melbourne.

Dopodiché, si è lanciato in una disamina sul servizio. Che sarebbe, a suo avviso, il vero tallone di Achille dell’ex numero 1 del mondo: “Credo che il suo servizio lasci molto a desiderare – ha commentato il leggendario tennista nel podcast Served with Andy Roddick – È l’unica cosa che non credo sia migliorata molto negli ultimi due anni”.

“In questo momento – ha osservato ancora l’americano – anche il suo servizio in slice sembra che vada piatto. Non ha quello swing alla Pete Sampras, in cui il servizio si allontana da te e tu devi inseguirlo. Quindi penso che il servizio sia il colpo più ovvio da migliorare per Alcaraz”. Una sentenza inappellabile. Una sentenza che sa di batosta.

Luigi Maria Chiappetta

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