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Come allenarsi al driving range senza perdere tempo

Un’ora al campo pratica può essere un interruttore: da “riempio un secchio e spacco tutto” a “esco sapendo esattamente cosa migliorare”. Il trucco non è colpire di più, ma dare un senso a ogni palla.

Il driving range non è una sala giochi. È un laboratorio. Qui impari a fare pace con il ritmo, a leggere la distanza, a fidarti del corpo. Eppure quasi tutti, me compreso agli inizi, hanno vissuto lo stesso copione: secchio pieno, zero piano, braccio stanco, testa confusa. Ti capisco. La differenza tra colpire palline e fare allenamento è tutta lì: uno sfoga, l’altro costruisce.

Come allenarsi al driving range senza perdere tempo

Tre abitudini ti rubano tempo. Primo: serie infinite con lo stesso ferro e lo stesso bersaglio. La ricerca sull’apprendimento motorio è chiara: la variabilità batte la ripetizione cieca. Secondo: nessuna routine. In gara fai sempre due respiri, prova di allineamento e via; in campo pratica tiri a raffica. Terzo: niente obiettivo misurabile. “Vado meglio” non vuol dire nulla; “7 su 10 dentro il green da 120 metri” sì.

C’è poi l’errore più subdolo: ignorare i colpi “brutti”. In gara ti capitano lie scomodi, vento, alberi davanti. Se al range non provi mai un colpo basso di recupero o un draw controllato, stai tagliando via metà del gioco reale.

Una routine che fa davvero migliorare

  • Punta a 50–60 minuti, con blocchi chiari.
  • 5 minuti: riscaldamento leggero, due allungamenti e qualche colpo a metà swing.
  • 15 minuti tecnici: scegli un solo focus (es. contatto centrato). 10 palline, pausa di 20–30 secondi tra i colpi, feedback onesto.
  • 20 minuti variabilità: alterna consapevolmente ferri e legni. Esempio: 8-ibrido-driver- pitching. Cambia bersaglio ogni palla. Questo allena la transizione che sul campo conta.
  • 10 minuti per simulare situazioni di gioco: “un colpo, un par”. Visualizza una buca: tee shot con il driver dentro un “fairway” largo 20 metri, poi un ferro medio a un “green” immaginario. Se sbagli, gioca il recupero: colpo basso, lay-up, quello che faresti davvero.
  • 5 minuti di chiusura: 3 colpi con il bastone che useresti al tee della tua prossima gara. Stessa routine ogni volta.
  • Esercizi utili, zero fronzoli:
  • “Un colpo, un obiettivo”: 10 palline, 10 bersagli diversi. Segna quante volte centri l’area scelta. È semplice e potente.
  • Scala di distanza con i ferri: con il 9 fai tre altezze (basso, medio, alto), poi ripeti con il 7. Allena controllo e creatività.
  • Legni su tee a tre altezze: basso, medio, alto. Migliora l’angolo d’attacco e la fiducia sul tee.
  • Fairway virtuale: due alignment stick a terra a 20 metri. Conta quante palle del driver restano “dentro”. Dato pulito, motivante.
  • 9 colpi “di repertorio” semplificati: tre fade leggeri, tre dritti, tre draw leggeri. Non serve esagerare: cerca curve piccole e ripetibili.

Un ultimo dettaglio pratico: portati un taccuino. Scrivi tre numeri a fine sessione (percentuale di fairway virtuale, green immaginari centrati, qualità del contatto 1–5). La prossima volta, punta a battere te stesso di poco. Non devi vincere il range; devi costruire un trend.

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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