Open 2026: Polemica a Birkdale, Bryson DeChambeau penalizzato di due colpi

Royal Birkdale si sveglia nel vento, tra erba alta e sguardi tesi. In una giornata che doveva parlare solo di colpi perfetti, l’Open si ritrova con un caso caldo: regole, pressione e un protagonista che non si nasconde. Il golf, quello vero, quando decide di mordere lo fa senza avvertire.

C’è un motivo se il Royal Birkdale è temuto e amato. L’Open Championship qui non si gioca soltanto col ferro in mano, ma anche con la testa. La seconda giornata ha mostrato le due facce del major: estasi per chi vola, tensione per chi inciampa. E un’intera classifica che cambia in pochi minuti, lontano dal green.

A bordocampo si sente la frizione tra regolamento e istinto. I giocatori camminano sul filo. Un’onda sposta un ciuffo d’erba, un passo cambia l’angolo di uno swing. Non è romanticismo: è il golf, disciplina dove il dettaglio vale più di una scusa.

Birkdale, dove l’erba decide il tono del colpo

Il nodo arriva alla 5, nel rough. Bryson DeChambeau si prepara al colpo. L’erba è alta, nervosa. Gli ufficiali della R&A rivedono l’azione: prima del backswing, un passo dietro alla palla avrebbe appiattito la vegetazione. È qui che si apre la miccia. Il regolamento non guarda all’intenzione, ma all’effetto.

Con la successiva decisione, la buca cambia volto: il bogey diventa triplo, lo score della 5 passa da 5 a 7. L’americano scivola da -7 a -5, dal secondo posto in solitaria alla quinta piazza a pari con Sam Burns e Si Woo Kim. La classifica respira, poi si riscrive. Prima di firmare lo score (66, -4 di giornata), DeChambeau discute a lungo. Torna sul punto dell’episodio insieme ai responsabili. Contesta, si sfoga. Per qualche ora circola l’idea che possa non presentarsi al terzo giro. A mezzanotte la virata: “Sono deluso, non d’accordo, ma vado avanti”. È il lato umano del professionista: morsi a caldo, lucidità a freddo.

La Regola 8.1 e la posizione della R&A

Grant Moir, direttore esecutivo della R&A, spiega che la Regola 8.1 vieta di “migliorare le condizioni che influenzano il colpo”, compresa l’area del backswing, anche se l’azione è involontaria. Nel caso specifico, l’erba dietro la palla sarebbe stata modificata. La penalità di due colpi è quindi “inevitabile”. È la grammatica del golf: si gioca anche con ciò che non si tocca, ma che si altera.

Intanto, in vetta resta Lucas Herbert, autore di uno straordinario 62. Sull’ultima, il putt per lo storico 61 — mai visto in un major maschile — sfiora il bordo e scappa via. Dietro, Jackson Suber, Cameron Young e Ryan Gerard si tengono in scia. Il torneo resta vivo, elastico, pronto a piegarsi al primo refolo.

C’è spazio anche per i nervi. Jon Rahm riceve un richiamo ufficiale per il lancio di una mazza alla 15: alla prossima, rischia due colpi di penalità. E il taglio morde nomi pesanti: fuori Justin Rose, Matt Fitzpatrick, Jordan Spieth, Brian Harman, Cameron Smith, Wyndham Clark, Joaquín Niemann. È un Open che non fa sconti ai curriculum.

Sotto tutto questo, resta una domanda semplice. In un major dove l’erba parla e il vento firma i punteggi, quanto siamo disposti ad accettare che il margine tra giusto e sbagliato stia in un passo di troppo? Il weekend dirà se la ferita di DeChambeau diventerà cicatrice o benzina. Il fairway, dopotutto, perdona solo chi lo ascolta.

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