Andrea Romano: Terzo Successo Stagionale e Promozione Diretta all’HotelPlanner Tour

Un campo aperto al vento, un ragazzo che non abbassa mai lo sguardo, una sequenza di colpi puliti come se il tempo rallentasse. A Roissy, alle porte di Parigi, il golf ha avuto quel sapore raro di controllo e coraggio: è lì che il 25enne romano ha trasformato una settimana qualunque nella svolta di una carriera.

Nelle giornate buone si vede tutto prima. Le linee, le pendenze, il ritmo del ferro. Al Golf International de Roissy, il tracciato disegna tagli netti e non perdona gli indugi. Qui, Andrea Romano ha acceso la miccia. Non con clamore, ma con ordine. Colpi dritti. Scelte chiare. Zero gesti in più.

La spia dell’impresa si è accesa nel secondo giro. Un 62, dieci sotto il par, che sullo Score dice poco e in campo racconta tantissimo: un eagle pulito, otto birdie, nessuna forzatura. Da 56° a terzo in un pomeriggio. È la differenza tra chi “gioca bene” e chi sa quando affondare. Nelle ultime 36 buche, poi, la tenuta mentale ha fatto il resto: nessun bogey, solo gestione e pazienza. Questo, a ogni livello, è un marchio.

La rimonta decisiva

Il torneo, l’Open de Roissy – Grand Prix PGA France sull’Alps Tour, non è un passaggio qualsiasi. È vetrina, banco di prova e termometro del proprio stato. Romano ha chiuso con 199 colpi, -17 totale, frutto di un finale da 65 (-7) che ha dato la sensazione di naturalezza. Quel tipo di naturalezza che arriva quando il lavoro alle spalle è tanto e le idee sono allineate.

A inseguire è rimasto l’inglese Mason Essam, secondo a -16, dopo una settimana sempre in spinta. Terzi, a -14, i francesi Paul Franquet, Theo Boulet e Louis Darthenay, padroni di casa solidi e competitivi. Il dettaglio che spesso dice più di mille commenti? La lucidità con cui Romano ha occupato il campo, scegliendo dove attaccare e dove chiudere il colpo senza rumore.

Qui arriva il punto centrale. La vittoria di Andrea Romano è la terza del 2026 sull’Alps Tour. E con tre trionfi nella stessa stagione scatta la promozione diretta all’HotelPlanner Tour. Una regola chiara, un traguardo conquistato sul campo, il passo che separa la promessa dal professionista che detta i tempi. Per lui è anche la quinta vittoria in carriera sul circuito: numeri verificabili, sostanza difficile da discutere.

Un segnale per il golf italiano

Non è solo una storia personale. Il sesto posto di Alessandro Nodari, -13 totale e quarto piazzamento consecutivo in top ten, racconta un movimento vivo. Una generazione che non aspetta inviti. Che accorcia il colpo quando serve e accetta il rischio quando pesa. L’Italia del golf, oggi, porta a casa risultati e, soprattutto, abitudini vincenti.

Cosa resta al lettore che magari non ha mai messo un tee in terra? L’idea che la precisione non è freddezza. È presenza. È saper tenere il ritmo quando il respiro si fa corto. Romano, a Roissy, lo ha mostrato col sorriso di chi non alza la voce. Ora lo attende una stagione diversa, più alta, più densa. E un appuntamento che profuma di ambizione: l’Open d’Italia.

La scena è pronta, i fairway anche. La domanda è semplice e, forse, riguarda tutti: quanto lontano può andare chi ha appena imparato a stare esattamente dove serve?

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