Open 2026: Sam Burns prende il comando, record per Fox. Molinari perde posizioni

Vento che scava le dune, ferri che fendono l’aria, sguardi tesi sul taglio dell’orizzonte: al Royal Birkdale ogni colpo ha un’eco lunga e oggi la posta è la Claret Jug. La sensazione, mentre il giorno scivola verso l’ultimo atto, è che qualcosa stia maturando sotto traccia.

Royal Birkdale, il links che non perdona

C’è chi dice che il links inglese insegni l’umiltà. Il Birkdale lo fa con grazia crudele. Sabbie nere nei bunker profondi. Fairway che rimbalzano come tamburi. Vento che cambia idea senza preavviso. Qui nel 2017 vinse Jordan Spieth. Qui, molto prima, hanno lasciato l’impronta Arnold Palmer e Tom Watson. È un percorso che premia lucidità e mette alla prova la pazienza. Alza il volume quando il mare spinge e ti sussurra che l’errore, su queste gobbe, non si nasconde.

Oggi le bandiere hanno tremato. Le mazze corte hanno contato più delle driver. Si è visto chi sa leggere il ferro 7 come una bussola. Si è visto, soprattutto, chi ha scelto di rallentare il respiro.

A metà giornata i tabelloni hanno cominciato a muoversi. Piccoli scarti. Un birdie recuperato, un bogey sanguinoso. La sensazione di un torneo ancora aperto, ma con un baricentro che si spostava piano, quasi senza farsi notare.

Poi è arrivato il colpo di scena.

Sam Burns ha firmato un terzo giro da 65 (-5) e ha preso la vetta a -10. Pulito, metodico, quasi ostinato nella scelta giusta. L’americano, già secondo agli US Open, sogna il primo Major dopo i due titoli al Valspar Championship. Non ha forzato. Ha atteso. Ha punito quando il campo si è arreso di un centimetro. È questa la maturità che fa la differenza al Birkdale.

Accanto alla sua scalata, un lampo. Ryan Fox ha messo insieme uno straordinario 62 (-8). Giro più basso di giornata e della settimana fin qui. Cinquanta posizioni recuperate. Trovare ritmo sul links non è scontato. Trovare otto colpi sul par è un altro sport. Il neozelandese, figlio dell’All Black Grant Fox, ha tenuto la palla bassa, ha accettato il rimbalzo, ha creduto nella traiettoria più sobria. È volato a -8, in compagnia del sudcoreano Si Woo Kim.

Dietro, l’aria resta densa. A -7 ci sono Ryan Gerard e Lucas Herbert, che ha lasciato la leadership con un giro sopra il par. A -6 inseguono Ludvig Åberg, Bryson DeChambeau e Jackson Suber. Sono nomi diversi, stili diversi, ma la stessa promessa: domenica nessuno regalerà nulla.

Verso la domenica: coraggio e dettagli

Il capitolo italiano oggi è amaro. Francesco Molinari ha chiuso in +2. Ventuno posizioni perse. Ventinovesimo a -2, insieme a Rory McIlroy. Il ricordo del 2018, quando Molinari alzò la Claret a Carnoustie, serve come bussola più che come nostalgia. Qui le emozioni non bastano. Servono linee pulite sul green, scelte sobrie dal tee, un colpo al giorno che cambi l’umore.

Cosa racconta, allora, questa vigilia? Che il Birkdale premia chi conosce il proprio passo. Che il tabellone dice Open 2026 ma sotto c’è una storia antica: sopravvive chi ascolta il vento e non il rumore. Sam Burns parte davanti. Ryan Fox lo insegue con l’inerzia dalla sua. Gli altri mordono la scia.

Domani l’ultimo round chiederà coraggio e dettagli. Un lay-up intelligente, non un eroe improvvisato. Un putt da tre metri, non la foga di strafare. Sulla 18, quando la bandiera farà l’arco e il cielo si schiarirà appena, chi avrà la mano più ferma? E noi, davanti a quella linea dritta sul green, saremo pronti a riconoscere il silenzio che precede un colpo perfetto?

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