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Edoardo Molinari Stabilisce il Record del Campo e Domina l’83° Open d’Italia di DS Automobiles

Un campione torna a casa, sente l’erba familiare sotto i piedi e trova il ritmo giusto. Il pubblico capisce subito che c’è qualcosa nell’aria: colpi puliti, sguardo fermo, niente fretta. A Torino il golf si fa vicino, quasi domestico, e proprio lì un giro diventa un racconto da ricordare.

Il campo di casa come alleato

Il Circolo Golf Torino accoglie l’83° Open d’Italia di DS Automobiles con un’atmosfera speciale. Percorso noto, linee che parlano a chi le conosce, pressione che non spaventa. Non è un dettaglio. Qui, i piccoli margini contano. Una pendenza letta al primo sguardo. Un ferro tenuto basso perché il fairway lo chiede. È il tipo di confidenza che può cambiare un torneo.

La prima giornata conferma una cosa semplice: il talento va veloce quando la testa è libera. La classifica si muove, si assesta, poi riparte. I colpi buoni non mancano. Il pubblico trova presto un protagonista da seguire. E lo segue buca dopo buca.

C’è anche un antagonista naturale. Il cileno Joaquin Niemann, preciso e silenzioso, mette in fila numeri seri. Otto birdie e un solo errore, 64 colpi. Un segnale nitido. Bastano questi dati per capire che, in alto, nessuno regala niente.

E intanto l’Italia chiama. Guido Migliozzi piazza 65, solido e pulito. È il tipo di partenza che ti fa dormire bene e alzare la mano con discrezione. Con lui restano agganciati Tom Vaillant, Kazuma Kobori e gli spagnoli Rocco Repetto Taylor e Nacho Elvira. Dettaglio non secondario: la Spagna si prende spazio tra i dieci, con una pattuglia larga che include Pablo Larrazábal, Eugenio Chacarra, Ángel Ayora, Ángel Hidalgo e Jorge Campillo. Tutti a -5, insieme a Oliver Lindell, Joakim Lagergren e Jeong Weon Ko.

La fotografia della classifica

Sotto, i nomi pesanti faticano. Patrick Reed è 71° con 70 (-1). Luke Donald e Francesco Molinari restano a +1. Stesso punteggio per il campione in carica Adrien Saddier. Danny Willett chiude a +4. Non è il film che si aspettavano, ma il torneo è lungo. Bastano due giri per cambiare scena.

Gli altri italiani non restano a guardare. Lorenzo Scalise, Andrea Romano, Matteo Cristoni e Filippo Celli si assestano a -3. Ottimo anche l’avvio dei padroni di casa: l’amatore Filippo Ponzano firma 69 (-2), stesso numero di Stefano Mazzoli; Michele Ferrero e Aron Zemmer chiudono a 70 (-1). Sono dati puliti, quelli che gli albi ufficiali amano.

E poi arriva il momento che sposta l’asse del giorno. Qui si capisce davvero la differenza. Edoardo Molinari mette insieme dieci birdie, concede due bogey e trova il colpo che conta proprio alla buca 18. Il tabellone segna 63 colpi, -8. È il nuovo record del campo. È anche la vetta provvisoria dell’Open d’Italia. Non serve esagerare con gli aggettivi. Parlano i numeri e parla il luogo: crescere su questo percorso e guidare il torneo sullo stesso terreno ha un peso che va oltre la tecnica.

Nel mezzo c’è la sostanza del DP World Tour: ritmo alto, campi severi, livello medio spietato. Per questo il 63 di Molinari vale doppio. È esecuzione, certo. Ma è anche padronanza del tempo, scelta giusta al momento giusto, calma quando la folla trattiene il fiato.

Ora la domanda è semplice e bella: quanto lontano può portare un giro così, quando ogni colpo di domani suonerà più forte del precedente? Il campo lo sa già. E, sotto i pini, sembra quasi invitare a provarci ancora.

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