Al Circolo Golf Torino l’aria del sabato ha un suono diverso: passi che rallentano, sguardi che scrutano i tabelloni, applausi che cambiano ritmo. Il moving day dell’Open d’Italia accende tutto: chi spinge, chi frena, chi scopre d’un tratto di avere un colpo in più nelle mani. È la giornata in cui una singola scelta può ribaltare la storia.
Il sole è alto, l’erba fa luce. La folla segue i gruppi caldi e aspetta una scossa. I numeri scorrono, ma qui contano anche i silenzi. È la strana magia del sabato: cerchi conferme, trovi sorprese.
Per due ore sembra la giornata di Joaquin Niemann. Il cileno parte a razzo: cinque birdie nelle prime nove. Linea pulita, ritmo sicuro. Poi la sabbia si sposta sotto i piedi. Nelle seconde nove arrivano cinque bogey, uno dopo l’altro, e la classifica si riapre di colpo.
È il varco che aspettava Eugenio Chacarra. Lo spagnolo non forza, misura. Chiude in 65 (-6) con sette birdie e un solo errore, tre colpi vincenti nelle ultime quattro buche. Il totale dice 196 (-17) e un vantaggio di due colpi. Numeri semplici, significato enorme: controllo, fiducia, tempi giusti.
Dietro, Matt Wallace resta pienamente in partita. Dopo il record del campo del venerdì, oggi firma 67 (-4) e si tiene a -15 insieme a Niemann. Pronti a saltare, se il leader esita. Poco più in là, Angel Ayora e Nicolai Von Dellingshausen a -13, Dylan Frittelli a -12: ganci pronti, corde tese. Il torneo tiene tutti svegli.
Chacarra arriva alla domenica con addosso la forma migliore. Poche settimane fa ha alzato il trofeo al KLM Open e ora ritrova la stessa compostezza. La statistica che convince più di tutte? Un solo bogey nel sabato della pressione. Quando il vento gira, quello è il primo mattone da tenere saldo.
Capitolo azzurri. Guido Migliozzi sale in top 10 con 69 (-2). Quattro birdie, due bogey, feeling crescente. È a -10 e sente l’odore della domenica che conta. Non è una vetrina, è una chance: con un avvio pulito e il putter caldo, può mettere il naso tra i primi.
Poi c’è l’energia che non ti aspetti ma che tutti vorrebbero vedere. Filippo Ponzano, 22 anni, dilettante del club di casa, stampa 66 (-5) con cinque birdie consecutivi in apertura. Dalla 47ª alla 18ª posizione, -9 totale. È la corsa che ti fa sorridere anche se non tifi per nessuno. In tribuna c’è chi l’ha visto crescere: ogni colpo suona come un “vai!”.
Gli altri italiani tengono botta: Lorenzo Scalise è 28° a -8; Edoardo Molinari e Matteo Cristoni 36° a -7; Stefano Mazzoli 47° a -6; Andrea Romano 66° a -3. Linee regolari, margini per muovere ancora.
Domenica chiede risposte semplici a domande difficili. Chacarra saprà tenere il filo? Niemann troverà la contro-mossa? Wallace spingerà ancora? E noi, da bordo green, cosa scegliamo di guardare: il tabellone o i respiri prima dell’impatto? Forse la scena più vera sarà all’ultima buca, quando il rumore si spegne un attimo e la palla galleggia sull’aria. In quell’istante, l’Open d’Italia è tutto lì: nella scelta di crederci ancora.
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