Una domenica a Rabat in cui il silenzio pesa quanto i colpi: il respiro trattenuto sul green, un ferro ben piazzato, il dubbio che scivola via. La Lalla Meryem Cup consegna un finale che resta negli occhi, e due storie che si incrociano.
Il palcoscenico è di quelli che insegnano. Blue Course del Royal Golf Dar Es Salam, a Rabat, erba lucida e rough che ti fanno pagare ogni esitazione. La Lalla Meryem Cup, tappa storica del Ladies European Tour, chiede pazienza, ritmo, lucidità nelle ultime tre buche. Chi guarda da casa lo sente: qui non vinci per caso.
I numeri aiutano, ma non dicono tutto. Una 17enne di Vancouver che gioca da professionista da poco. Una leader australiana che ha guidato per due giorni. E un’azzurra che tiene il passo, con il sorriso teso di chi sa che il momento buono si costruisce, non si attende.
Poi arriva la svolta. La canadese Anna Huang chiude il torneo con 205 colpi, -14, e firma il suo terzo titolo sul circuito. Lo fa con un ultimo giro in 66, -7, solido e feroce allo stesso tempo: un eagle, sei birdie, un bogey. Davanti, l’australiana Kelsey Bennett scivola nel momento più delicato: 73 in par, con un bogey alla buca finale che le costa sia il playoff sia il trofeo. Il saldo parla chiaro, e premia il coraggio nelle scelte.
Il contesto economico conta perché misura il peso della vittoria: per Huang arrivano 67.500 euro, su un montepremi complessivo di 450.000. Ma c’è di più del conto in banca. C’è l’idea che, a 17 anni, tu riesca a dettare il ritmo in un campo che non perdona. Non succede spesso. E quando succede, diventa un segnale per tutti.
Qui entra la storia italiana. Anna Zanusso si prende il terzo posto con 209 colpi (72 67 70), -10, e mette a referto il miglior risultato della sua carriera sul LET. Il round conclusivo dice 70, -3, con un eagle, cinque birdie, due bogey e un doppio bogey che avrebbe potuto spezzare l’inerzia. Non l’ha fatto. È rimasta lì, in controllo. E non è un episodio isolato: dopo il quarto posto al MCB Ladies Classic-Mauritius, questa terza piazza somiglia a una traiettoria più che a una parentesi. Un gradino in più, quello che conta.
Zanusso condivide il podio con la statunitense Anna Morgan. Subito dietro, la slovena Pia Babnik, quinta con 210, -9. Seste a 211, -8, la ceca Sara Kouskova e l’inglese Cara Gainer, campionessa in carica. Ottava la singaporiana Shannon Tan con 212, -7, indicata come numero uno del tour nel 2025. È un leaderboard che mescola generazioni e stili, e restituisce l’idea di un movimento in pieno ricambio.
Capitolo azzurre. Roberta Liti chiude 17ª con 215 (71 72 72), -4, in linea con una settimana pulita e senza strappi. Più dietro Alessia Nobilio, 52ª con 221, +2, e Virginia Elena Carta, 64ª con 225, +6. Fuori al taglio per un nulla Alessandra Fanali, 69ª con 149, +3, e Matilde Partele, 73ª con 150, +4. Dettagli che fanno curriculum e fiducia, anche quando il weekend non arriva.
Alla fine resta un’immagine: una giovane che trasforma la tensione in ritmo, e un’italiana che, senza fuochi d’artificio, sposta l’asticella un po’ più in alto. È così che crescono le carriere. E a te, quale colpo rimane addosso: l’eagle che accende la rimonta o il bogey che insegna a non sbagliare più?
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