Volpe Argentata Invitational 2026: Un Viaggio tra Eleganza, Auto Storiche e Celebrazioni Memorabili

Una giornata di luce piena, il profilo delle colline romane, cromature che riflettono il verde. Alla Volpe Argentata Invitational 2026 il tempo rallenta: il golf respira piano, le auto storiche raccontano vite passate, e la memoria di Piero Taruffi vibra in ogni dettaglio.

Volpe Argentata Invitational 2026: Un viaggio tra eleganza, auto storiche e celebrazioni memorabili

Il Parco di Roma Golf Club ha ospitato l’ottava edizione della Volpe Argentata Invitational 2026, appuntamento ideato da Prisca Taruffi. Oltre cinquanta vetture e quattordici motociclette hanno popolato fairway e piazzali, tra sfilate, prove sul green ed esposizioni curate. L’atmosfera era quella giusta: raccolta, elegante, inclusiva. Si sono visti volti noti come Stefano Masciarelli, Luana Ravegnini, Giancarlo Fisichella e Daniele Masala. C’era anche Luigi Chiaramonte Bordonaro, nipote del barone Luigi Chiaramonte Bordonaro Alliata, pilota ufficiale Ferrari e figura centrale dell’aristocrazia motoristica siciliana del Novecento.

Una presenza discreta ma potente ha attraversato la giornata: quella della Polizia di Stato, con una rara Lancia Flaminia Berlina del museo storico e una Moto Guzzi in livrea Stradale. Sono pezzi che non si vedono tutti i giorni. Guardarli da vicino chiarisce quanto l’Italia, nel motorismo, non sia solo estetica ma anche servizio pubblico, sicurezza, ingegnosità.

I numeri contano. Anche le ricorrenze. Nel 2026 si celebrano i 120 anni dalla nascita di Piero Taruffi, i 120 anni di Lancia e della prima Targa Florio, oltre ai 105 anni di Moto Guzzi. È un filo che tiene insieme gare epiche, officine illuminate di notte e famiglie che ancora si emozionano all’odore di benzina e pelle.

Le auto hanno parlato chiaro. Una raffinata Buick Model 76 Convertible del 1947 ha catturato gli sguardi con il suo passo americano. La rara Alfa Romeo 2600 SZ Sport Zagato del 1966 ha ricordato che il design, da noi, ama la grinta quanto la pulizia delle linee. L’Emeryson/Maserati del 1961, guidata all’epoca in Formula 1 da Olivier Gendebien, ha portato l’eco dei box e delle partenze al cardiopalma. Capitolo Lancia: una parata d’autore, con Aurelia B20 (1953), Aurelia B24 (1957) e Appia Sport Zagato (1962). A chiudere il cerchio, una chicca da intenditori: la Fiat Ermini 1100 Sport Spider del 1946, sintesi di artigianato e leggerezza post-bellica.

Anniversari che diventano racconto

Qui la tradizione non è un santino. È un racconto vivo. La “Volpe Argentata”, com’era chiamato Taruffi per i capelli bianchi e la guida lucida, torna come bussola. Nei paddock si ascoltano storie di record di velocità e strade polverose. Non abbiamo dati ufficiali sui chilometri percorsi all’evento, ma la qualità della selezione parla da sé: curatela, manutenzione filologica, fascino senza spavalderie.

Poi è arrivata la sera. Il gala ha acceso i riflettori sulla Volpe Argentata Exhibition. Nel comparto auto, Premio Eleganza alla Lancia Flavia Coupé. Premio Lancia alla Lancia Aurelia B24. E il titolo più cercato, Best of Show Auto, alla Lancia Aurelia B20: scelta coerente, nella ricorrenza dei 120 anni. Il pubblico ha fatto la sua parte con la Fiat 500 N Eco, premiata come vettura più amata dai visitatori.

La risonanza delle due ruote

Tra le moto, Premio Eleganza alla Triumph Trident. Premio Ingegno Italiano alla Moto Guzzi Falcone 500. Best of Show Moto alla storica Frera HP 2¼. Basta il rumore d’avviamento per capire perché: sono macchine che raccontano il Paese da un’altra prospettiva, più scarna e più istintiva.

Mentre i fari si spegnevano sul green, restava una domanda semplice: cosa rende davvero “nostra” una macchina? La targa o il ricordo che ci trascina dentro, ogni volta che il motore prende vita?

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